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STORIE IN ROSA: RITA LEVI-MONTALCINI, UNA VITA DEDICATA ALLA RICERCA

Rita Levi-Montalcini

STORIE IN ROSA: RITA LEVI-MONTALCINI, UNA VITA DEDICATA ALLA RICERCA

L’unica donna italiana ad aver vinto il Premio Nobel per la Medicina

 

Gli albori

Rita Levi-Montalcini nacque a Torino, insieme a sua sorella gemella, il 22 aprile 1909.
Cresciuta in una famiglia colta, che da sempre sostenne l’educazione e la formazione delle figlie,  Rita, nel 1930, decise di iscriversi alla Facoltà di Medicina; si laureerà sei anni dopo con il massimo dei voti, per intraprendere, poi, la specializzazione in neurologia e psichiatria.
A questo percorso universitario, però, fin da subito si oppose il padre, il quale, da sempre sostenitore di una rigida educazione vittoriana, sosteneva che una carriera professionale avrebbe interferito con i ruoli di madre e di moglie.

 La vita durante l’occupazione tedesca

Cresciuta in una famiglia ebrea, la sua vita fu scossa nel 1938 dall’emanazione delle leggi razziali; emigrò in Belgio insieme al suo maestro, l’istologo Giuseppe Levi. Qua rimase per circa due anni e continuò a studiare i meccanismi di differenziazione del sistema nervoso presso l’Università di Bruxelles.

Nel 1940, poco prima dell’invasione del Belgio, rientrò a Torino, dove, allestito un laboratorio domestico nella sua camera da letto, proseguì le sue ricerche scientifiche. In questo laboratorio di fortuna, Rita, scoprì il meccanismi della morte di popolazioni nervose durante le fasi iniziali del loro sviluppo; fenomeno riconosciuto solo trenta anni dopo (1972) con il termine di apoptosi.

I bombardamenti del 1941 costrinsero la giovane donna ad abbandonare nuovamente Torino e a rifugiarsi nelle campagne vicino Asti, qua, ancora una volta, riuscì ad allestire un mini laboratorio precario per poter proseguire parte dei suoi esperimenti.

La situazione peggiorò dopo l’8 settembre 1943 con l’invasione delle forze armate tedesche; il rifugio nell’astigiano era diventato ormai troppo pericoloso, così l’intera famiglia Levi-Montalcini prese la decisione di rifugiarsi a Firenze. Qua rimasero nascosti presso varie famiglie fino alla liberazione; questa fu la loro salvezza e riuscirono così a scampare alle deportazioni. Durante gli anni della guerra si avvicinò alle forze partigiane e operò come medico al servizio degli alleati.
Dopo la guerra rientrò a Torino dove riprese i suoi studi in un piccolo laboratorio casalingo.

La ricerca che la porterà a vincere il Premio Nobel

Nel 1947 le venne offerto un incarico alla Washington University di St. Louis (Missouri) presso il dipartimento di zoologia. Questo compito sarebbe dovuto essere un impiego momentaneo, ma invece durò oltre trenta anni portandola anche a New York e in Brasile. Ciò  le permise di portare avanti gli esperimenti per l’identificazione del fattore di crescita neuronale (Nerve Growth Factor, NGF).
Nel 1953, insieme al biochimico Stanley Cohen, utilizzò il sistema in vitro da lei stessa ideato per compiere la prima caratterizzazione biochimica del fattore di crescita. Tredici anni più tardi, questa illustre scoperta, portò entrambi a Stoccolma per ricevere il Premio Nobel per la Medicina.
Rientrò in Italia dove continuò ad operare attivamente nell’ambito della ricerca scientifica, concludendo i suoi studi sull’NGF nel 1995:

L’NGF non si limita, come immaginato inizialmente, alle cellule nervose sensoriali e simpatiche, ma si estende anche:

  • alle cellule del sistema nervoso centrale,

  • del sistema immunitario ematopoietico

  • alle cellule coinvolte nelle funzioni neuroendocrine[1].

 

«Abbiamo scoperto che l’NGF (Nerve Growth Factor) è molto più di una molecola proteica. Senza, la vita si ferma. Nei topi blocca l’avanzare dell’alzheimer»[2]

 Rita Levi morirà il 30 Dicembre 2012 all’età di 103 anni nella sua abitazione romana. Le sue ceneri sono oggi conservate nella tomba di famiglia presso il Cimitero monumentale di Torino.

Nei suoi anni di vita ha sempre sostenuto di essere una donna libera. Cresciuta in «un mondo vittoriano, nel quale dominava la figura maschile e la donna aveva poche possibilità», ha affermato d’averne «risentito, poiché sapevo che le nostre capacità mentali – uomo e donna – son le stesse: abbiamo uguali possibilità e differente approccio»[3].

Ha rinunciato, per volontà personale, ad avere un marito e a una famiglia per dedicarsi interamente alla scienza.
Rita Levi-Montalcini è, ad oggi, l’unica donna italiana ad aver ricevuto il Premio Nobel per la Medicina.

 

[1]https://www.italiani.it/rita-levi-montalcini-biografia/

[2]https://www.italiani.it/rita-levi-montalcini-biografia/

[3]https://it.wikipedia.org/wiki/Rita_Levi-Montalcini

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