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STORIE IN ROSA: ANDRA E TATIANA BUCCI, DUE BAMBINE AD AUSCHWITZ SOPRAVVISSUTE PERCHE’ SCAMBIATE PER GEMELLE

STORIE IN ROSA: ANDRA E TATIANA BUCCI, DUE BAMBINE AD AUSCHWITZ SOPRAVVISSUTE PERCHE’ SCAMBIATE PER GEMELLE

Andra Bucci (1939) e Tatiana Bucci (1937) nascono a Fiume da padre cattolico e madre ebrea. Nel marzo
del 1944, passando per la Risiera di San Sabba, vengono deportate ad Auschwitz insieme alla madre Mira,
alla nonna, alla zia Gisella e al cuginetto Sergio.

Il viaggio verso Auschwitz

Ci caricarono sul carro bestiame, tutti ammassati – raccontano -. Arrivati a Birkenau ci divisero in due file.
La nonna venne sistemata sull’altro lato, quello dei prigionieri destinati alla camera a gas. Ci portarono
nella sauna, ci spogliarono, ci rivestirono con i loro abiti e ci marchiarono con un numero
sull’avambraccio. Ci trasferirono nella baracca dei bambini e lì cominciò la nostra nuova vita nel campo.

La legge ad Auschwitz prevedeva l’uccisione dei bambini in quanto inabili al lavoro. Solo una parte di loro
rimaneva in vita: quella utile agli esperimenti medici! Le bambine, infatti, riuscirono a superare la selezione
e a rimanere in vita perché vennero scambiate per gemelle nonostante la loro diversa età e, insieme al
cuginetto Sergio, vennero mandate nella baracca dei bambini destinati agli esperimenti del “dottor” Joseph
Mengele. La madre Mira e la zia Gisella invece vennero indirizzate in una baracca non molto distante da
quella dei bambini e immesse nei Kommando di lavoro nel lager.

La vita al di là del filo spinato

Mirà riuscì più volte a fare visita di nascosto alle bambine chiedendo loro di non dimenticare mai i loro
nomi. Questo diventerà, successivamente, un elemento essenziale nella vita delle bambine poiché, dopo la
liberazione, riusciranno così a ricongiungersi ai loro familiari.
Le bambine iniziarono ad “abituarsi” alla vita nel campo, alla sofferenza e ai cumuli di cadaveri
intorno ai quali quotidianamente giocavano. Non versarono una lacrime nemmeno quando la
mamma cessò di andarle a trovarle accettando, con tutta normalità, la possibilità che potesse essere
finita tra i cadaveri ammassatti. Diventarono l’una la famiglia dell’altra.

Un giorno la mamma non venne più e pensammo che fosse morta, ma non provammo dolore, la vita
del campo ci aveva sottratto un pezzo d’infanzia, ma ci aveva dato la forza per sopravvivere. Ogni
giorno vedevamo cumuli di morti nudi e bianchi. La donna che si occupava del nostro blocco con
noi era gentile. Un giorno ci prese da parte e ci disse: “fra poco vi raduneranno e vi ordineranno:
chi vuole rivedere sua mamma faccia un passo avanti… voi non vi muovete. Spiegammo a nostro
cugino Sergio di fare la stessa cosa, ma lui non ci ascoltò. Da allora non lo rivedemmo mai più.

Il dottor Mengele si presentò alla baracca dei bambini con i suoi uomini e chiese, con l’inganno:
“chi vuole vedere la mamma faccia un passa avanti”; Andra e Tatiana, grazie anche al loro forte
legame, rimasero immobili, Sergio invece, abituato a vivere solo con la madre, fece il fatidico passo
e insieme ad altri 19 bambini venne trasportato al campo di Neuengamme dove fu vittima di orribili
esperimenti sulla tubercolosi, trovando infine la morte.

Una vita da ricostruire

Il 27 gennaio 1945 i sovietici entrarono ad Auschwitz; Andra e Tatiana erano salve, ma avevano
imparato il tedesco e dimenticato totalmente l’italiano.
Vennero in un primo momento portate a Praga dove impararono il Ceco e successivamente
trasferite in Inghilterra in una bellissima struttura gestita da Anna Freud, la figlia di Sigmund Freud.
Le bambine ricorderanno il periodo inglese come il più bello della loro vita.
La madre, che in realtà non era morta, ma era stata trasferita in un altro campo, dopo la liberazione
si mise alla ricerca delle proprie figlie. Grazie ai nomi delle bambine e a una foto del matrimonio
dei genitori Andra e Tatiana, nel dicembre del 1946 arriveranno a Roma per ricongiungersi con la
madre. Questo incontro fu quasi imbarazzante perché le bambine non riconoscevano più la loro
mamma, sarà necessario infatti molto tempo per ricostruire il legame più naturale del mondo.
La zia Gisella, invece, fino alla sua morte ha fortemente sperato nel ritorno del figlio Sergio.

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