Quella telefonata cercando ancora lui 4° parte

Sì, l’avevo spiazzato. Finalmente gli avevo gettato addosso tutto lo schifo che avevo sempre ricevuto io dala sua bocca bugiarda e infame.

Tutte quelle frasi e parole più feroci di una bestia che mi avevano strappato il cuore dal petto riducendolo in mille e dolorsi pezzi.

E per quanto quel mio ardito mentire, poco potesse migliorare quella situazione assurda in cui mi ero cacciata, mi sentivo finalmente svuotata da un peso enorme che portavo sul petto.

Mi sentivo per la prima volta fiera di me.

Di non essere stata buona e sciocca come sempre. Di essermi vendicata da sola di tutto il male che mi aveva inflitto ad ogni colpo di parola sferrata in tutto questo tempo passato a giocare col mio povero e innamorato cuore infranto.

Respirava forte. Ed era chiaro che non si aspettava da me tutto quello che gli avevo appena detto.

Non mi riconosceva più. Era ovvio. Come, del resto, non riconoscevo più io il ragazzo che mi aveva stretta forte tra le sue braccia proteggendomi dal mondo intero, che mi aveva sussurrato all’orecchio quanto bene stesse al mio fianco, racchiuso nel mio corpo. Che mi aveva detto “mi manchi già” ancora prima di salutarmi, che aveva lavato ogni centimetro della mia pelle con la tenerezza di un innamorato e inalato il profumo su quel cuscino che gli avevo regalato confessandomi, a cuore aperto, che se lo sarebbe portato a dormire con sé.

Dunque, che cosa si aspettava?

Non voleva forse sentirsi dire che non è amore ciò che provo?

Non voleva forse solo sesso da me?

Allora, che cosa pretendeva che gli dicessi?

Infondo, gli stavo offrendo nient’altro che ciò che voleva da me…non era contento ?

“Va bene dai…ci sentiamo allora…” mi dice.

“Che cosa fai ora?” Domanda poi.

“Che cosa faccio ora? Beh, sono sotto casa mia…tra poco salgo!” Gli rispondo stipica dala normalitá di quella domanda.

“Tu?” Gli chiedo poi.

“Io niente. Sono a casa…” Risponde.

“Stasera esci? ” domando.

“No no…” Risponde lui. “Tu?”

“Io vado a cena fuori coi miei poi sono a casa…potremmo fare una videochiamata che dici?” Gli propongo intrepida.

“Una videochiamata?” Mi domanda perplesso.

“Beh, è carina no? Mi è venuta questa idea un po’ hot…dai proviamo!” Gli dico, con tono sensuale.

“Non l’ho mai fatta…boh non so nemmeno come si fa…” mi dice.

“Beh, con Instagram ho visto che si può fare! Dai, ci divertiamo un po’!” Cerco di convincerlo mantenendo il mio sexy gioco con la voce.

“No, non mi sembra una buona idea! Non è morale!” Esclama.

“Ma che palle! Mica tradisci qualcuno da un cellulare! Cavolo nemmeno una videochiamata? Sai quanti estranei, al giorno, me lo chiedono a me di farne? E con tutti rifiuto sempre bloccandoli pure!” Gli confesso.

“Cavolo, capisco sia schifoso fare ste cose con gente con cui non si ha avuto niente a che fare, ma noi? Noi direi che ci siamo già visti, anche bene, nudi!” Gli grido instizzita.

“Il colmo sarebbe se rifiutassi proprio io…” dice, in tono scherzoso, riferendosi al fatto che tra noi c’è ovviamente stato qualcosa di intenso.

“Ecco appunto!” Esclamo agitata.

“Devo proprio andare adesso!” Mi dice, cercando di interrompere la nostra lunga e inconcludente conversazione.

“Sì, ok! Vado anche io!” Gli rispondo.

E ci salutiamo. Ci salutiamo senza nulla fra le mani. Come sempre.

Senza un addio né un appuntamento, senza chiarezza di parole, senza verità e splendore.

Senza un noi.

E non pretendevo chissà quale noi, sia chiaro!

Avrei voluto soltanto la certezza di un nuovo giorno. Di un nuovo scontro di corpi, fusione di sguardi, miscugli di ossa.

Non chiedevo altro che tempo.

Tempo per riprendere qualcosa di nostro lasciato a svanire.

Tempo per fare l’amore.

Per riavere ancora la sua carne calda tra le mani e non pensare più a niente.

Ma veramente a niente. A niente a parte noi.

Fino alla fine dei nostri confini.

 

 

 

 

 

 

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