Pietre e Cristalloterapia: ADESSO CHE FACCIO CON LA PIETRA?

Pietre e Cristalloterapia: Adesso che faccio

In primo luogo, facciamo un bel bagnetto corroborante alla pietra: la Creatura non ha fatto altro, forse da anni, che essere sballottata da un magazzino a una cassa, di mano in mano fino a noi che lo abbiamo comprato. Quindi, possiamo usare una o più delle tecniche spiegate nelle puntate precedenti, partendo, in ogni caso (stiamo sempre parlando di quarzo!) da una doccia fredda.

Se abbiamo la fortuna di avere una casa in campagna, possiamo cercare un ruscello, legare un filo attorno alla pietra, e immergerla nell’acqua corrente. Il filo non sarebbe necessario, ma ci evita di congelarci le mani nell’acqua corrente, o perdere la pietra. In questo modo possiamo lasciarlo a mollo un bel po’ senza preoccuparci. Quanto? Cinque minuti, mezz’ora… quanto vogliamo.

C’è chi dice di tenere in mano il quarzo per tutto il tempo in cui è nell’acqua, visualizzando una luce bianca che lo attraversa.

Ma posso assicurare che, dopo un po’, l’unica cosa che riuscirete a visualizzare è l’iceberg che ha speronato il Titanic!

I quarzi necessitano di noi molto meno di quanto la superbia umana voglia ammettere e sono in grado di ripulirsi da soli in modo molto più efficace di come potremmo fare noi con complicate tecniche di visualizzazione! E comunque, proietteremo dopo, all’asciutto.

Una volta ripulito il cristallo, è venuto il momento di fare la sua conoscenza. Lo abbiamo avuto con noi per chissà quanto tempo, eppure ci è del tutto alieno! Consiglio di sedersi uno di fronte all’altro, di osservarsi, senza giudizio. È probabile che il cristallo sia del tutto privo di giudizio, ma l’umano/a sicuramente no. Sarebbe bene riuscirci, invece.

Forse il Quarzo, contento di sentirsi finalmente considerato, deciderà di comunicare dopo pochi minuti, ma il suo “subito” è anni luce lontano dal nostro. Sarebbe utile mettere una candela di cera d’api o almeno cera carnauba e candelilla tra noi e la pietra, per due ragioni:

  1. la fiammella aiuta la concentrazione negli umani;
  2. la luce sprigionerà riflessi e scintillii dal cristallo che potranno aiutare la comunicazione.

Potrebbe volerci un giorno, potrebbe volerci una settimana. Potrebbe volerci un anno. Non dobbiamo aspettarci nulla, non dobbiamo forzare nulla, e questa è la parte davvero più complicata. Dobbiamo solo imparare ad ascoltare e osservare la nostra pietra. Dovremo avere l’umiltà di renderci conto che siamo sotto esame: il piccolo alieno trasparente di fronte a noi ci studia, ci sonda in silenzio.

Davanti a lui/lei siamo bambini, appena nati, al primo respiro. Bambini arroganti, bambini capricciosi. Monsieur Peter Roche de Coppens ritiene che l’umanità abbia la maturità di un bambino di 9 anni. Lui fa differenza tra maschi e femmine, dando una chance in più alle seconde, ma ho preferito una media equanime.

Il cristallo ci osserva, forse ci provoca con qualche bagliore ammiccante, che scompare non appena ci pare di aver capito. Forse sentiremo mutamenti di umore, attacchi di rabbia e frustrazione, voglia di prendere quel sasso ingrato e gettarlo nella tazza! Cerchiamo di lasciare scorrere queste emozioni, di osservarle passare senza trattenerle. Osserviamo la luce riflettersi sul quarzo e restiamo in ascolto.

L’esercizio non dovrebbe durare meno di un quarto d’ora, né più di mezz’ora.

Sembra una contraddizione, visto che abbiamo detto che la pietra ha tempi tanto diversi e la fretta è la peggior nemica! Solo che noi non siamo pietre, siamo creature fragili, veloci, la nostra mente fatica a trovare la quiete, ci mette un nulla a perderla, e solo soggetti ben addestrati sono in grado di reggere un confronto simile a lungo.

Inoltre… l’esercizio terminerà solo per noi, non per lui. Ci inseguirà nei sogni, attraverso le strade affollate e il traffico, nelle discussioni al lavoro, nell’assurdo cianciare che negli umani non smette nemmeno quando sono soli, addirittura quando dormono!

Terminato l’esercizio è bene chinarsi e appoggiare la fronte e le mani aperte a terra, espirando con la bocca per qualche respiro. Poi, se anche ci sembrerà di non aver concluso nulla, ringraziamo la pietra e rimettiamola a posto.

E poi non preoccupiamoci.

 

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