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Planet Ocean Underwater Hotel: L’hotel sotto il mare presto realtà

Planet Ocean Underwater Hotel: L’hotel sotto il mare presto realtà

Il Planet Ocean Underwater Hotel ha una struttura modulare, che può essere assemblata ovunque. E dispone di un sistema di propulsione, per sfuggire alle tempeste.

L’Ufficio statunitense dei brevetti e dei marchi di fabbrica (USPTO) ha dato la sua approvazione al Planet Ocean Underwater Hotel.

Ovvero, un albergo sottomarino, collocabile, a circa 10 metri di profondità e accessibile tramite un ascensore.

Hotel sottomarino

Planet Ocean Underwater Hotel

La struttura modulare, costruita in acciaio e pannelli di plastica acrilica trasparenti, può essere trasportata in diverse zone del pianeta via nave e assemblata in loco, con un procedimento paragonabile a quello della Stazione Spaziale Internazionale.

COME È FATTO

Nella sua forma standard, il complesso sarà dotato di dodici camere, connesse a un corridoio centrale.

Il design cilindrico aiuterà a distribuire in modo uniforme la pressione, che a 8,5 metri di profondità è di quasi due atmosfere.

Oltre ad avere una vista panoramica sul fondale marino, ogni stanza sarà dotata di svariati comfort. Tra cui Wi-Fi e aria condizionata.

Il costo di costruzione dell’intera struttura è stimato intorno ai 20 milioni di dollari (assemblaggio escluso).  Mentre il prezzo di soggiorno varierebbe dai 3.000 ai 6.000 dollari a notte.

IN FUGA DAI PERICOLI

Il Planet Ocean Underwater Hotel è stato classificato come imbarcazione. In quanto dotato di un sistema di propulsione elettromeccanico, che gli permette di cambiare posizione ed evitare così, le tempeste.

I singoli moduli verranno fabbricati a Key West (Florida), dove ha sede l’azienda. E poi trasportati nel punto di assemblaggio, mediante una nave cargo.

Dopo due anni e mezzo di sviluppo, l’albergo è ora pronto, per la fase di test, che dovrebbe avere luogo, in un’isola caraibica, non ancora precisata.

RECUPERO DEI REEF

Dietro il Planet Ocean Underwater Hotel c’è Tony Webb. Imprenditore americano, con interessi, anche in ambito aerospaziale.

Il suo team finanzia un programma globale per la ricrescita della barriera corallina. Grazie a una tecnica detta Biorock, che sfrutta il passaggio di corrente elettrica nell’acqua di mare, per generare la precipitazione di sali, creando un habitat, adatto alla vita dei coralli.

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