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In viaggio verso me stessa parte 5°

In viaggio verso me stessa parte 5°

Così, come un triste scherzo del destino, per la seconda volta, mi stavo trovando sulla stessa metro che, a luglio, mi aveva condotta da lui. In quel parcheggio in cui tutto era ricominciato da dove lo avevamo lasciato.

Aforismi Pinkidea

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In quel luogo dove i nostri occhi si erano scontrati un’altra volta riaccendendo una scintilla ancora più forte e ardente.

Ancora più difficile e dolorosa da lasciare andare via. Per sempre.

Ma questa volta non era da lui che stavo andando.

Questa volta stavo cercando di andare verso qualcosa che avrebbe potuto darmi la vita che volevo, l’amore che tanto agognavo, quella serenitá, tanto desiderata, alla mia triste anima sola.

Verso qualcuno che mi avrebbe fatto provare ancora emozioni che non si sarebbero dissolte lungo il mio tortuoso cammino.

Emozioni che lui mi aveva dato per poi togliermi ad ogni mio sorriso.

Che mi aveva strappato via quasi fosse un peccato poterle provare.

Partita?

Mi scrisse, mentre la mia mente si era persa tra i pensieri e l’ansia mi bloccava il respiro.

Yes

Risposi, ripensando ancora a quel giorno.

A quel momento emozionante e magico in cui i miei occhi avevano ritrovato i suoi perdendosi tra lo sfolgorio della sua abbagliante luce d’amore.

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Respirai a fondo.

Cercai di calmarmi mentre con lo sguardo seguivo le fermate della metro per non perdere la mia.

Quella alla quale sarei dovuta scendere.

Poche fermate prima della nostra.

Giá. Perché ormai era la nostra quella fermata.

Non saebbe stata mai più di nessun altro.

Aveva inciso i nostri nomi a caratteri cubitali.

Le nostre paure, i nostri battiti, le nostre emozioni. Ed erano tante. Troppe, forse.

Passó mezz’ora e scesi.

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Impostai sulla mappa la via del B&B in cui dovevo incontrare quel ragazzo e mi misi in cammino.

Wow! Pensai, guardandomi intorno. Era davvero bella quella zona!

Così piena di negozi, di vita, di me. Non ci ero mai stata eppure, mi sentivo già bene. A mio agio, a camminare lungo quelle vie.

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Io sono qui dove c’è la farmacia! Non vedo il posto!

Gli scrissi, non appena la mappa mi indicò di trovarmi vicina al numero civico che mi aveva enunciato.

Vai dopo la farmacia! Quando sei sotto al portone scrivi!

Mi rispose allora lui.

Ci impiegai un po’ di tempo prima di trovare l’hotel in cui dovevo incontrarlo e non appena arrivata quasi al portone giusto, mi arrivò un suo messaggio:

L’ascensore è rotto 😱
Sto al sesto piano
Ce la fai o muori? 😂

Cosí, in un vocale, gli dissi di scendere lui e lo esortai a venire con me in un bar lí vicino per fare due chiacchiere tranquillamente.

Cavolo, avevo camminato tutta la mattina come una pazza, mi ero fatta carico di prendere la metro e raggiungerlo io nel suo luogo di lavoro e lui pretendeva pure che mi facessi sei rampe di scala pur di non scendere giù un attimo e vedermi in un luogo pubblico?

Che cosa c’era che non andava?

La cosa cominciava decisamente a insospettirmi e non piacermi.

Io sono fidanzato!

Se mi vedono con te qui sotto mi ammazzano 😂

Mi rispose.

Il gelo sul mio volto. Non era possibile.

Non ci potevo credere. Ancora?

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Stavo scappando da un ragazzo già fidanzato per trovare finalmente un compagno tutto mio, e a pochi passi dal suo portone, questo aveva la faccia tosta di comunicarmi, via messaggio, che pure lui non era single?

No. Non poteva essere così! Non volevo crederci.

Di nuovo quelle parole, di nuovo una delusione, di nuovo un sogno distrutto e speranze spezzate ancora prima che potessero nascere e darmi un motivo per essere felice e credere ancora all’amore.

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