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In viaggio verso me stessa parte 13

In viaggio verso me stessa parte 13

Sudata, stanca ma soprattutto sconvolta, presi a camminare. A vagare, smarrita per quella via piena di bei negozi e mi sentii stupida.

Tanto stupida per non aver impiegato il mio tempo a provarmi un bel vestito piuttosto che stare rinchiusa in quella stanza con quel mostro.

Il tempo era passato e non avevo più minuti per fermarmi a guardare qualcosa per me che allietasse il mio spirito. E nemmeno le forze.

Avevo soltanto voglia di sedermi e bere un caffè. Che mi tirasse su, che mi desse vita.

Mentre percorsi il mio cammino, i miei occhi si posarono su un bel tavolino con poltrone soffici in pelle, su un’invitante vetrata di dolci e un’atmosfera tranquilla.

Così, pensai che era proprio ciò di cui avevo davvero bisogno. Una sosta.

Un momento per riprendermi prima di partire.

Aforismi Pinkidea

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E mentre il cucchiaino mescolava il mio caffè, la mia mente macinava tortuosi pensieri.

Stanca e sconquassata, sentivo ancora le sue mani addosso sul mio corpo, la sua lingua bagnarmi l’orecchio e la sua bocca pronunciare parole d’orrore. Non ci potevo credere. Ero così convinta di potermi riscattare con qualcuno che mi avrebbe finalmente apprezzata per quella che sono, da non rendermi nemmeno conto che, invece, non avrei fatto altro che creare un ulteriore dolore al mio cuore.

Il tempo, ben presto, sfuggì ai miei tormenti, così, mi rimisi in cammino.

Mentre le mie gambe andavano veloci verso la metro, il mio sguardo fu rapito da una vetrina che mi costrinse a sostare.

Un abito rosso di seta lucida mi fece entrare, senza esitare, in un piccolo negozio della via che celermente percorsi.

Era così bello che subito pensai a quanto sarebbe piaciuto a lui vedermelo addosso.

Già sentivo ardente il suo sguardo percorrere ogni centimetro della mia pelle.

Le sue mani sfilarmelo delicate dal mio corpo e le sue labbra avide saziare ogni mio respiro col suo sapore piú sublime.

Non ebbi esitazione e quell’abito fu subito mio. Indubbiamente, non si sarebbe avverato niente di ciò che plasmó la mia sciocca immaginazione, ma il solo pensiero, mi fece tremare d’amore.

Pochi minuti e raggiunsi la metro. Salii e lasciai i miei occhi perdersi nel vuoto più totale.

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Invece di brillare di una nuova emozione, mi guardai riflessa sfiorire di un nuovo dolore.

Non appena raggiunsi la stazione, sentii  l’incontrollabile bisogno di parlare con chi, senza dubbio, mi avrebbe ascoltata e in un qualche modo, consolata.

Dunque, cercai in rubrica il numero della mia migliore amica e la chiamai.

Le spiegai accanita ciò che avevo appena vissuto nei minimi dettagli.

Mi sfogai con gli occhi straziati e la voglia di sparire.

Sapevo che mi avrebbe capita e trovato le parole giuste a non farmi crollare.

E nonostante, sul momento, mi sentii apparentemente meglio, svuotata di ogni angoscia, una volta seduta sul sedile del treno che mi avrebbe ricondotta a casa, un nodo forte alla gola, mi fece soffocare di disperazione.

Aforismi Pinkidea

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Una cascata di lacrime sgorgó incessante dai miei occhi lucidi e stanchi e in quel preciso istante, mi resi conto di quanto fossi stata stupida a credere che sarei riuscita ad andare avanti. A dimenticare tutto. A cancellarmi il suo viso dal cuore.

A credere che sarebbero bastati un paio di occhi chiari a spazzare via l’azzurro profondo dei suoi dai miei.

Che la presenza di un bel ragazzo sarebbe stata la soluzione giusta per dirgli addio per sempre.

Per farlo scivolare via da ogni mio respiro.

Per distruggere la sua immagine dal mio cuore.

Perché tutto quello schifo che avevo viscidamente subito, non aveva fatto altro che farmelo amare di più.

Che rinnovare il mio profondo amore per lui.

Pensai che non c’era niente di meglio di quello che eravamo insieme.

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Immagini di un noi, senza fine né pace, si fece padrone della mia mente.

Perché? Perché l’avevo fatto? Che cosa speravo di pretendere da me stessa?

Davvero credevo che ci sarebbe stato qualcuno migliore di lui?

Che mi avrebbe fatto provare ancora emozioni?

Quelle provate soltanto con chi avrei dovuto odiare?

Ma come ho potuto!

Sono stata così stupida!

Dovevo immaginarmelo che nessuno sarebbe mai stato lui!

Dovevo saperlo bene che non è solo la bellezza a farti sciogliere il cuore!

Che quello che c’é con lui va ben oltre l’attrazione!

Che non esiste al mondo qualcuno in grado di farmi provare la stessa sensazione che provo perdendomi nei suoi occhi.

Sfiorando la sua pelle, assaggiando ogni suo respiro, ascoltando la sua voce.

Già. Avrei dovuto saperlo.

Forse, inconsciamente, lo avevo sempre saputo ma, nonostante tutto, avevo tentato invano di convincere la mia anima che non poteva esistere solo lui per me.

Che doveva ancora arrivare l’altra parte della mia essenza.

E la sola cosa che avevo fatto, era stato un viaggio verso me stessa e quell’eterno amore per un unico nome.

Quello indelebile che sarà sempre il mio solo destino. L’altra parte di me. Quella che amo.

Lui.

Aforismi Pinkidea

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