In viaggio verso me stessa parte 1°

Seduta accanto al finestrino su quel treno che mi avrebbe condotta lí. In quella città che aveva ormai il suo nome, lí, dove sarei stata comunque fin troppo distante dalla sua pelle.

Già. Perché era ben chiaro in me che non lo avrei di certo visto. Eppure, ero partita. Chissà con che speranza poi.

Sapevo bene che non ci sarebbe stato nulla che avrei potuto fare o dire per convincerlo a venire da me.

Quella telefonata aveva detto tutto.

Era fin troppo piena di incertezze e contraddizioni da permettermi di smettere di illudermi di averlo ancora di fronte ai miei occhi spenti e vuoti.

In continua ricerca dei suoi. Della loro luce. Del loro amore. Che per quanto potesse negare a se stesso, era lí, inciso nel bagliore del suo sguardo che languido si rifugiava sul mio addormentandosi eternamente in quel suo dolce conforto.

Ma se c’era una cosa che lui sapeva bene fare, era scappare.

Scappare da me, da noi, da se stesso e dai suoi sentimenti.

Ed io non avrei potuto fare altro che dimostrargli, che nonostante tutto, c’ero.

Che non avevo bisogno di un motivo, di un accordo, di un appuntamento, per raggiungerlo laddove lui viveva.

Che non avevo bisogno della sua presenza per imporgli la mia.

E che sí, poteva impedirmi di incontrarlo negando il suo arrivo, ma non avrebbe mai e poi mai potuto impedirmi di andare ad un passo dal suo cuore.

In quel luogo così familiare e consolante per me, in cui potevo finalmente sentirmi a casa. Molto più di quanto mi potessi sentire nella mia città, che forse mia poi non lo era mai stata e non lo sarà mai.

Ed oltre a dimostrargli che potevo esserci sempre, se volevo, avevo necessità di  dimostrargli che qualcuno, per giunta nel suo luogo, avrebbe potuto prendere il suo posto in ogni istante.

Sí, proprio così. Avevo appuntamento con un ragazzo bellissimo che abitava proprio nella sua zona e che mi aveva invitato a vederci per pranzo.

Quel pranzo che mi aveva negato a luglio quando ci siamo visti. Che mi aveva proposto lui per poi, all’ultimo, dirmi che non lo avremmo fatto e che avrebbe mangiato da solo così come avrei dovuto fare io, che con lo stomaco bloccato, non ci sono nemmeno riuscita.

Dunque, avrei dimostrato a me stessa che poteva esserci qualcuno in grado di darmi le attenzioni che merito.  Quelle che lui non mi aveva mai saputo dare facendomi sentire inferiore.

Avrei dimostrato a me stessa che potevo ancora emozionarmi.

Ancora. Con qualcuno che non fosse lui.

Aforismi Pinkidea
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